DESCRIZIONE DELLA “PITTA”
Da sempre si sente dire che l’attenzione delle istituzioni deve rivolgersi alla famiglia che è il punto fondamentale della società. Una società bene impostata è il risultato di tante famiglie che vivono all’insegna del rispetto reciproco, della solidarietà, e dell’aiuto vicendevole. La famiglia è il luogo primario in cui si apprendono modi, educazione e nozioni che poi formano “l’habitus" dell’individuo. Ci sono delle tradizioni che ci riportano a riflettere sul senso della vita: perché viviamo? Dove andiamo? Come dobbiamo impostare le nostre giornate per sentirci soddisfatti e contenti? Mi riferisco alla festa di San Martino che ricorre l’11 novembre e che nel mio paese assume un profondo significato che dà precise risposte sia di carattere filosofico, letterario, storico ed artistico. Dunque la famiglia, piccola cellula della società, permette delle grandi considerazioni estensibili ad ogni ambito.
Durante i miei studi, ho riflettuto parecchie volte sulle varie notizie date dai mass-media e non ho potuto fare a meno di pensare che è anormale ed inumano che i figli uccidano i genitori o che la madre uccida il proprio figlio. L’uomo che si differenzia dalle bestie per il suo sentire e per la ragione ha forse fatto “evaporare” il sentimento ed assopire la ragione? Queste considerazioni mi hanno portato a studiare un oggetto che ho conosciuto da sempre ma che non avevo mai osservato nella sua complessa ricchezza di simboli e di messaggi: la PITTA.
Essa è di forma circolare e nella circonferenza i punti sono infiniti e si susseguono, si ripetono sempre uguali e sempre diversi, uguali perché trattasi di punti, diversi perché ogni punto si ripropone in condizioni diverse, in tempi diversi, con soggetti diversi ecc. La circonferenza non ha inizio e non ha fine e si differenzia dalla retta che presenta infiniti punti sempre diversi e non ripetibili visto che procede dall’infinito e và all’infinito. Il cerchio è il simbolo della perfezione che racchiude un mondo di infiniti punti e nella Pitta, il cerchio ha una cornice di stelle, quindi del cosmo, del creato. Procedendo verso l’interno si trovano altre due circonferenze che richiudono dei segni tutti uguali di difficile interpretazione. La parte interna, pianeggiante, che simboleggia la terra avvolta dal firmamento, contiene varie figure a sbalzo. In alto è raffigurato un pesce che nella tradizione greca simboleggia il Cristo incarnato. Infatti le iniziali del termine greco: “ icthis” (pesce) sono l’acrostico della frase che significa: Gesù Cristo, figlio di Dio Salvatore. Il Cristo nel mondo ovviamente occupa il primo posto in alto. Al di sotto di esso ci sono dei simboli che rappresentano la famiglia: un cuore dal cui vertice partono dei raggi e ai due lati di esso due colombe; un po’ più in alto di essi ai due lati si trovano raffigurati il sole e la luna. Sotto il simbolo della famiglia c’è uno stemma costituito da una colonna e da due animali dalla coda attorcigliata, un po’ stilizzati come tutte le altre figure. Non è evidente che rassomiglino ai leoni; potrebbero simboleggiare qualche casato. Due raffigurazioni doppie che sembrano girare, o otri collegati insieme, forse simboleggiano i beni necessari alla vita. Ancora più in giù si trova lo stemma dell’aquila bicipite, stemma del comune di Palazzo Adriano con una corona unica, in posizione che mostra una rotazione e che quindi riguarda l’insieme; in una zampa, tiene una rosa e nell’altra qualcosa di poco individuabile che potrebbe essere un piccolo recipiente al quale sembra che accorri per bere o mangiare un animaletto quadrupede. Anche la punta delle ali sembrano terminare con oggetti non individuabili; l’aquila bicipite simbolo dello Stato è vista con un po’ di umorismo in una azione sociale delicata con la rosa e il cibo per l’animale quasi ad indicare che lo Stato deve occuparsi con molto garbo delle cose materiali. In posizione più bassa riguardo ai simboli della famiglia e della popolazione, ai due lati dell’aquila si trovano piante arborescenti con fiori e frutta, tra i cui rami vanno a posarsi gli uccelli. L’insieme quindi di forma circolare e rotatoria all’interno del firmamento della stelle fisse rappresenta la terra dove assieme alla divinità incarnata si trova la famiglia e la popolazione con i loro beni sotto il sole e la luna, più in giù c’è lo stato con i servizi che può dare delicatamente, ai lati la natura con i fiori, frutta, uccelli e animali. Il sole, la luna sono chiaramente messi in una posizione rotatoria per indicare che tutto ruota quindi cambia continuamente pur ripresentando continuamente le stesse cose. In esse c’è un chiaro ordine: prima la divinità, poi la famiglia e le persone, poi lo stato e ai margini i beni materiali e la natura con piante ed animali. Un concetto così importante della famiglia mi ha portato a ricercare nelle discipline scolastiche oggetto del nostro studio l’importanza che è stata data ad essa nell’ambito della società e nel corso dei secoli. ( Relazione a cura della D.ssa Ilaria Parrino) |
PETA E CUGLIACI
Viene il San Martino festa del dì 11 Novembre.
Tutti coloro ch’ebbero parte alle nozze devono complimentare gli Sposi. Quei che appartengono alla linea maschile devono mandare i doni alla Sposa, e quei di costei allo sposo.
Semplici erano i doni, frugali, e corrispondevano alla sobrietà de’ loro costumi. Il Cugliaci all’uomo, la Peta alla donna, grandi a tal segno che spesso bisognava diroccare la porta del forno per poterveli introdurre, qualche capretto, pasta, frutta, verdure ec. e vino nuovo, posto in bottiglie, il tutto collocato in ampj canestri che tolti in testa da donne, e ragazze, si conducevano in casa degli Sposi di buon mattino.
È quello un giorno di festa, e di lieta curiosità per tutto il paese. Vedi in tutte le strade chi va chi viene coi canestri pieni di doni, o vuoti al ritorno, che s’incontrano per dovunque, ed i curiosi, che applaudono, o censurano la scelta, la copia, o scarsezza di doni. Ché tanti sono i matrimonj accaduti nell’anno, tanti devono essere i regali del S. Martino, moltiplicati in ragione delle parentele, amicizie, e rapporti sociali, in guisa ché sono pochi quelli che rimangono indifferenti in tanta festa.
La Sposa nel dopo pranzo di quel giorno vestita con eleganza, coll’accompagnamento di qualche stretta parente, girava attorno per le case, onde invitare tutti i congiunti, ed amici a vedere i doni ricevuti, i quali si esponevano tutti in mostra alla vista degl’invitati.
Nella Domenica seguente nella casa degli sposi tenevasi gran pranzo coll’invito di tutti coloro che avevano fatto i regali, e così ognuno godeva di quello che aveva dato collo scambio di gustare ben anche quello dato dagli altri.
La peta però ed il cugliaci fatto in pezzi dovevano distribuirsi tosto alla dimani a tutti coloro che avevano mandato il S. Martino.
Oggi questa costumanza comincia ad essere onerosa, avendo il lusso sostituito al pane, al vino, alla frutta ec., dolci, rosolj, abiti, argenteria, mobili, utensili ecc. che servono a guarnire la casa degli esordienti conjugi novelli, i quali abolito l’uso del convito, si godono in pace i doni ricevuti, senza alcuna obbligazione di ricambio.
Né qui han fine le cure de’ parenti, ed amici per la nuova famiglia. Ove avviene, come accade nella maggior parte de’ casi, che i conjugi novelli vadano ad abitar nuova casa, devesi lor portare al loro arrivo in quella deserta abitazione buc [buk] e crip [krip] (pane e sale) sotto la quale denominazione va compreso tutto ciò, che può servire all’addobbo di una casa. Vedete quindi i parenti, gli amici, e specialmente le persone tutte del vicinato, nella prima mattina in cui gli Sposi svegliansi nel nuovo soggiorno, accorrer tutti a far lor visita, e recare chi arnesi di cucina, chi stoviglie, chi servizj di tavola, chi biancheria, od altro, aggiungendo al dono sempre un poco di sale, e qualche pezzo di pane ch’è il titolo, e l’emblema primitivo di quella cerimonia.
Andrea Dara ( 1796-1872)
(Tratto da Costumi nostri o sia le antichità di Palazzo Adriano memorie di Andrea Dara) Edizione a cura di Maria Francesca Di Miceli-2007 |