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A Palazzo Adriano durante tutto l’anno ci sono molte ricorrenze religiose e sociali dovute alla compresenza delle due differenti etnie: quella Greco-Albanese e quella Latina. Ognuna di esse ama conservare e tramandare le antiche tradizioni, cerca di recuperare quelle tramontate sulla base dei ricordi e dei racconti delle persone anziane. La popolazione infatti dimostra una coscienza legata al valore che si vuole perpetuare perché è un motivo di onore e di orgoglio.

 

EPIFANIA (6 gennaio)
Nel rito latino si ricorda l’adorazione di Gesù da parte dei Magi. Nel rito bizantino si commemora la manifestazione della divinità di Cristo in occasione del battesimo nel fiume Giordano. La cerimonia si svolge in piazza Umberto I presso la fontana ottagonale del 1608; il sacerdote ne benedice le acque. In esse discende lungo un filo dal campanile della chiesa di rito bizantino, una colomba legata con un nastro rosso rappresentante lo Spirito Santo. A tutti  i presenti vengono distribuite arance benedette.

 

S. ANTONIO ABATE (17 gennaio)
Dopo la celebrazione della Santa Messa in onore di S. Antonio Abate, il simulacro viene condotto davanti l'ingresso secondario della chiesa di rito bizantino. Il sacerdote procede alla benedizione degli animali, degli attrezzi agricoli e dei prodotti della terra servendosi di un mazzo di fiori che intinge nell'acqua benedetta. Infine benedice le persone che sfilano davanti la statua del Santo.


S. GIUSEPPE (19 marzo)
La vigilia del giorno di festa molte famiglie “per grazia ricevuta” imbandiscono le tavolate fatte a guisa di altari ricchi di pane lavorato in diverse forme: i “vuciddati” i “pani di cena” gli “arnesi dell'artigiano S. Giuseppe” (sega, scala, martello ecc.) e diverse pietanze: cardi, broccoli in pastella, asfodeli, asparagi, finocchi di montagna e dolci caratteristici: pignolate, sfingi, torte. Il padrone di casa serve le vivande della “tavulata” ai Santi cioè a tre persone che rappresentano la Sacra Famiglia. Le varie forme e i vari colori che si mettono sulla tavolata hanno un significato simbolico a sfondo religioso. Talvolta si prepara la “tavulata addumannata” ad opera di persone appartenenti indifferentemente all’uno o all’altro rito secondo un’antichissima tradizione sia orientale che occidentale, di cui c’è traccia anche nella Divina Commedia e nei Promessi Sposi. Indipendentemente dal loro ceto quelli che la preparano vanno chiedendo qualche contributo in elemosina, per loro penitenza e umiliazione, col capo coperto e talvolta anche scalzi.

 

PASQUA 
Le funzioni relative alla Pasqua iniziano la Domenica delle Palme durante la quale nei due riti si procede alla benedizione dei ramoscelli d'ulivo e delle palme. Nella mattinata viene distribuita ai bambini la “firriocula”. Essa era usata nei tempi passati dai bambini durante la Settimana Santa per annunziare l'inizio delle funzioni sacre. Nel pomeriggio della Domenica delle Palme vi è la sagra “d’i pupi cu l'ova”. Ai presenti infatti viene distribuito del pane dolce di forma artistica varia, raffigurante soggetti che indicano pace e gioia. All'interno del “pupo” viene riposto un uovo che simboleggia la speranza di una vita nuova. Inoltre nel pomeriggio della domenica delle palme si rappresenta la Pasqua vivente con l'entrata di Gesù a Gerusalemme seguendo un percorso che si snoda nelle tipiche stradine del paese, negli archi e nella maestosa piazza che con il suo scenario naturale e con i sacrati delle chiese  fa da palcoscenico e da cornice alla rappresentazione che si conclude il Mercoledì Santo con l'ultima cena. Nel rito bizantino-greco la Settimana Santa inizia il venerdì prima della domenica della Palme, in cui si ricorda la resurrezione di Lazzaro. Durante la notte, per le vie del paese viene intonato il canto tradizionale che la ricorda. Quando si giunge nella parte del paese dove si vede il cimitero, il canto viene anche eseguito rivolgendosi ai morti per annunziare ad essi la Resurrezione. Il Sabato Santo si celebra la discesa del Cristo negli inferi; prima della mezzanotte, il clero ed i fedeli con candele accese sostano davanti la porta sbarrata della chiesa simboleggiante la chiusura degli inferi guardati dal demonio. Infine, aperta la porta, l'interno si illumina e viene proclamata la Resurrezione di Cristo. Terminata la funzione si girano le vie del paese intonando il “Christòs Anésti” ricevendo inss dono dalle famiglie uova, soldi e dolci, che saranno consumati il venerdì “d’u Crucifisseddu” cioè il primo venerdì dopo la Pasqua. Il martedì dopo la Pasqua come in tutto l'Oriente Cristiano viene festeggiata a Palazzo Adriano la Madonna, quale personaggio più vicino alla passione e alla resurrezione di Cristo. Tale festa si svolge nel Santuario della Madonna delle Grazie, nell'antichissima forma di pellegrinaggio festoso di origine bizantina, comune anche a tanti altri santuari di Sicilia e di Calabria. Il Sabato Santo, sul sacrato della chiesa di rito latino, viene benedetto il fuoco dal quale è acceso il cero pasquale e da cui tutti i fedeli accendono le candele. Si entra poi in chiesa per la celebrazione della Santa Messa di Resurrezione. La notte i fedeli girano per le vie del paese intonando “L'Angelo della Gloria” e ricevono uova, soldi e dolci.


1° MAGGIO (U MAJU) 
I parenti delle coppie sposatesi nel corso dell'anno intrecciano una corona di fiori e foglie che viene posta al balcone di casa dei novelli sposi dove rimane fino a quando il vento la porta via. Più a lungo resterà appesa più felice e duratura sarà l'unione degli sposi.


PEREGRINATIO MARIAE 
 
La chiesa di rito latino, dopo la  processione del 13 maggio, già da parecchi decenni ha istituito la “Peregrinatio Mariae” che consiste nel portare la statua della Madonna di Fatima nelle case delle famiglie che ne hanno fatto richiesta. E' questa una tradizione molto sentita perché è un importante momento di preghiera. Essa si conclude il 31 maggio con la processione del SS. Sacramento.

 

SAN CALOGERO (18 Giugno) 
 
A Palazzo Adriano ci sono due cappelle dedicate al Santo: entrambe si trovano fuori dal centro abitato: la prima vicino al torrente di San Calogero, la seconda di più recente costruzione, nella strada che porta a Bivona. Quest'ultima cappella è stata edificata per adempiere a un voto, da un emigrato che dall'America, ha spedito i soldi ai parenti rimasti in paese, raccomandando loro che la nuova chiesa fosse affidata al clero latino. Ma, dopo la costruzione, le chiavi dell'edificio sono state affidate dai parenti ai Sacerdoti di rito bizantino. Da allora la cappella sul fiume è denominata S. perché secondo la credenza comune il 18 giugno l'acqua del fiume diventerebbe miracolosamente in grado di guarire dai reumatismi chi vi si bagna. Verso le tredici poi, ognuno si organizza per il pranzo.


FESTA DI S. PIETRO (29 Giugno) - "A SQUAGLIATA DU CHIUMMU" E SAGRA DELLE PATATINE FRITTE
La festa di San Pietro che ricorre il 29 giugno non prevede celebrazioni religiose in nessuna delle due chiese del paese. Nel pomeriggio di tale giorno presso il Santuario della Madonna delle Grazie si celebrava una messa in onore del Santo. Fino a qualche tempo fa questo giorno era considerato un tempo particolarmente adatto a trarre auspici sul proprio destino. La notte della vigilia del 29 le ragazze in età da marito ponevano sotto il proprio cuscino tre fave: una del tutto priva dell'involucro esterno, una sbucciata a metà ed una intera. La mattina del giorno dopo, appena sveglie dovevano infilare la mano sotto il guanciale e tirare fuori una delle tre fave: se si prendeva la fava completamente sbucciata ci si sarebbe sposate con un povero rimanendo “nude precise”, se si trovava invece in mano la fava sbucciata per metà si avrebbe avuto un marito di discreta condizione, se si tirava la fava con la buccia intera il fatto stava ad indicare un destino di ricchezza ed agi. Altra usanza caratteristica del giorno di San Pietro era l'uso di liquefare il piombo: infatti il giorno 29 sia bambini che adulti mettevano dentro un pentolino di stagno tutti i pezzetti di piombo che ognuno portava. Quando il metallo era completamente fuso, lo buttavano in una bacinella piena d'acqua fredda. Dopo si cercava di dare un senso alla forma che il metallo prendeva. C'era chi vedeva i chiodi del Signore, chi la barca di S. Pietro, chi la Croce di Gesù. Coloro che partecipavano alla liquefazione del piombo diventavano “cumpari e cummari di chiummu”. Sulla strada antica che conduce al Santuario della Madonna delle Grazie sorge un grosso macigno: la cosiddetta pietra di San Pietro. Un'antica usanza, prevedeva che chi desiderava notizie di persone lontane o voleva sapere se gli era concessa una grazia, si recasse alla pietra, la mattina del 29 recitando il rosario lungo la via. Bisognava arrivare alla pietra a mezzogiorno preciso e sedervisi sopra e girare tre volte intorno al masso chiamando il nome della persona di cui si aspettavano notizie o per cui si chiedeva la grazia. A secondo dei rumori o delle voci che si sentivano, la grazia richiesta sarebbe o non sarebbe stata concessa. Ad esempio il suono di campane era considerato di buon augurio, mentre la vista di animali neri, era un presagio funesto. La preghiera cosi recitava: O SAN PETRU GLURIUSU PI STA GRAZIA CHI V’AJ’A ADDUMANNARI COSI BONI FACITIMI AFFACCIARI. A conclusione di questo rituale si soleva friggere le patate e distribuirle ai presenti in segno di amicizia e di “cummaranza”. Oggi la tradizione è stata ripresa dalla Proloco e dall’Amministrazione Comunale che ne hanno fatto un momento di attrazione turistica.


S. GIOVANNI BATTISTA (24 GIUGNO)
  Questa festa si articola in diversi momenti: la mattina si svolge un'importante fiera del bestiame, ritenuta tale perché è la prima della stagione. Nel pomeriggio viene organizzata “A rumputa d’i pignati”, antica manifestazione che vede correre sugli asini alcuni giovani pronti a rompere con un bastone le pentole appese dalle quali cadono cenere, borotalco, acqua e ricchi premi. La festa si conclude con la processione e i giochi pirotecnici.


ESCURSIONE ALLA MONTAGNA DELLE ROSE E SAGRA DELLA CUCCÌA (il primo di Agosto)
 

Allora ogni anno a contemplare io salgo/Che il ciel s’abbella alla stagione amena/Di primavera, e la natura tutta/Al dolce sussurrar si desta e ride/Là donde il Sol rinasce; e sospirando/Chiamo la terra dè miei padri, e grido:/Ahi! Come ti lasciai bella Morea/Per non vederti più!...
Dai versi di Giuseppe Crispi tratti da “Memorie Storiche…” notiamo che gli arbereshe di Palazzo Adriano hanno sempre usato scalare la Montagna delle Rose per sentire vicina la loro Albania. Il Crispi annota la data di giugno, mentre il Dara parla “dell’està”. Poiché la montagna delle Rose è alta m 1420, nei mesi di maggio e giugno c’è di solito freddo quindi si è fissata la data del primo agosto per condizioni climatiche più favorevoli. Tuttora gli arbereshe di Palazzo Adriano usano rispettare la  tradizione e cantare, volti ad oriente, il canto nostalgico: “O e bukurà Morè”. Infatti l’attaccamento alle proprie radici, alla famiglia e  alla propria terra, sono delle pietre miliari per ogni arberesh. Egli ha rispettato la terra che lo ha accolto ma non ha dimenticato gli usi, i costumi, le tradizioni e la religione della propria terra. Questo vibrante momento di grande emozione viene completato dall’ufficiatura liturgica. La sera del primo agosto, nella piazza Umberto I, a cura della Proloco, da ben vent’anni si distribuisce la cuccìa variamente condita. In realtà la cuccìa non ricorda la penuria di cibo ma risponde alla tradizione della chiesa orientale di iniziare la quaresima della dormizione della Madonna e pertanto essa è una forma penitenziale. Tale tradizione rientra nelle quattro quaresime del rito bizantino. Afferma il Prof. Bolognari dell’Università di Messina. La distribuzione della cuccìa a Palazzo Adriano il 1° agosto ricorda l’arrivo degli albanesi nella seconda metà del Quattrocento. La scalata alla Montagna delle Rose e i canti rivolti a oriente della sera precedente segnano la nostalgia della patria avita in una comunità che perpetua nei secoli la propria identità culturale, resistendo ai processi di globalizzazione. L’uso in questa occasione del grano bollito, che viene condito per farne un dolce, è interessante perché esso, in altri contesti culturali e in diverse date, assume significati che possono essere ricondotti alla medesima simbologia. L’immagine evangelica del seme, che deve morire ed essere seppellito, affinché germogli e dia nuovo frutto, ci ricorda che le civiltà agropastorali concepiscono da sempre il ciclo tra la vita e la morte come una continua rinascita, una ineluttabile catena che promette la vita eterna.


LA FIERA (A fera) (16 agosto) 
In questo giorno si festeggia il SS. Crocifisso. Anche questa manifestazione è caratterizzata da un'importante fiera del bestiame. La sera del 16 agosto vi è una solenne processione per le vie del paese con i simulacri della Madonna delle Grazie, del SS. Crocifisso e S. Nicola (Patrono del paese). Si conclude la festa con i giochi pirotecnici.

 

SAGRA DEL PANE DI S. GIUSEPPE (prima domenica di settembre)
 
La prima domenica di settembre si festeggia S. Giuseppe. Sul sacrato della chiesa Maria SS. del Lume viene allestita una grande tavolata con una considerevole quantità di pane di diversa forma, viene celebrata la Santa Messa e alla fine il pane benedetto viene distribuito ai fedeli. La sera si svolge una solenne processione con i simulacri di S. Giuseppe e della Madonna del Carmelo.


S. ROSALIA (4 Settembre)
 
In questa occasione si organizzano, riprendendo un'antica tradizione, diversi spettacoli. “l'acchianata d'a ’ntinna”, “a cursa nt'e sacchi”, “a liccata d’a padedda”. La banda rallegra la festa e i giovani ricevono alla fine dei ricchi premi.

 

ESALTAZIONE DELLA S. CROCE (14 Settembre)
 
Viene festeggiata nel rito latino con la celebrazione liturgica e nel rito greco-bizantino con il ricordo del ritrovamento della Croce in un campo di basilico ad opera di S. Elena madre dell’Imperatore Costantino. I fedeli, in ricordo del trasferimento della S. Croce a Gerusalemme, cantano ben 500 volte “Kirie élèison” (Signore pietà). Nel tardo pomeriggio si offrono gnocchi al pomodoro aromatizzati al basilico.


S. MARTINO  (11 novembre)  - Festa della famiglia e della solidarietà.

La festa di S. Martino è una ricorrenza esclusiva e particolare di Palazzo Adriano; essa è una delle tante forme di solidarietà sociale di origine balcanica. La tradizione vuole che i parenti e gli amici degli sposi che hanno contratto matrimonio durante l’anno che va dal 12 novembre dell’anno precedente al 10 novembre dell’anno seguente, si facciano carico della costituzione della loro casa. Nella mattinata autunnale del giorno di San Martino, i bambini sfilano per le vie del paese portando dei canestri e dei cesti abbelliti con tovaglie finemente ricamate ed adorni di fiori e frutta secca. Essi contengono utensili da cucina, stufe, macchina per fare la pasta, gelatiera, caffettiera ecc. Si regalano inoltre televisori, frigoriferi, lavatrici e grossi elettrodomestici che si fanno arrivare a casa degli sposi,  ma il cesto relativo a quel dono comunque non manca mai. In ogni cesto si mettono di solito i “panuzzi di S. Martino”, caramelle, cioccolatini, fichi secchi, loti, castagne e noci. Qua e là si mette pure frutta di pasta reale che con i suoi colori smaglianti e la sua varietà di forme dà al cesto un tocco di vivacità. Nel cesto dei genitori della sposa si usa mettere “A’ brascera” (il braciere di rame) e dei pacchi di spaghetti come simbolo di lunga vita e un pane rotondo e piatto detto “pitta”. Nel cesto dei genitori dello sposo si usa mettere “u quadaruni” ( pentolone di rame ) ed un pane a forma di grande corona detto “cugliaci”. Anticamente i doni invece erano costituiti da “qualche capretto, pasta, frutta, verdure e vino nuovo” come scrisse A. Dara, padre del poeta palazzese, Gabriele. Egli aggiunge: “…tanti sono i matrimonj accaduti nell’anno, tanti devono essere i regali di S. Martino, moltiplicati in ragione delle parentele, amicizie e rapporti sociali, in guisa ché sono pochi quelli che rimangono indifferenti in tanta festa”. La domenica successiva all’11 novembre, tutti coloro che hanno mandato il “san martino” sono invitati dagli sposi affinché ognuno godesse “di quello che aveva dato, collo scambio di gustare ben anche quello dato dagli altri” ed assaggiare la varietà di alimenti che erano nei cesti.
Afferma Ilaria Parrino, Presidente dell’Associazione Culturale Paradiso Arberësh di Palazzo Adriano, che la “pitta” presenta la concezione classica dell'Universo corrispondente ai dettami della filosofia realistica. Ha la forma circolare per simboleggiare la perfezione dell'opera creativa di Dio e reca stampigliata l’aquila bicipite una volta simbolo dell’Impero Bizantino ed ora del Comune di Palazzo Adriano, il cuore e due colombe simbolo dell’amore tra i coniugi, un ramoscello di ulivo per augurio di pace, l’albero della vita per augurare la procreazione ed il perpetuarsi della specie. Alla sommità la Divinità incoronata in Cristo simboleggiata dal pesce, tale simbolo deriva dalle iniziali della frase greca: Gesù Cristo, figlio di Dio il cui acrostico forma la parola  Ixvus. La sera del giorno 11 novembre i parenti e gli amici degli sposi, si recano a visitare i “san martini” e le vie del paese sono in festa per il via vai di gente, per le musiche ed i canti. L’Amministrazione Comunale e la Proloco, organizzano ogni anno  questo speciale appuntamento con molta solennità e fanno dono agli sposi della tradizionale Pitta. Afferma il Sindaco, Dott. Masaracchia che il “San Martino” onora Palazzo Adriano perchè  è la festa in cui si celebra e si valorizza la famiglia, prima cellula della società. Ad essa dobbiamo rivolgere tutta la nostra attenzione e la nostra cura perché dalla solidità dei principi su cui essa si fonda e dall’importanza che essa riveste, dipende la solidità della società. E’ altresì importante sottolineare l’aiuto che i parenti e gli amici  danno ai novelli sposi per la formazione della nuova casa. Si tratta di una forma di solidarietà gratuita ed affettuosa che incoraggia coloro che intraprendono un cammino comune.

 

S. NICOLA (6 dicembre) 
 
S. Nicola è il Patrono di Palazzo Adriano . La tradizione vuole che in questo giorno si preparino i “virgineddi” (tagliarini - pasta fatta in casa) con verdure e legumi. Tempo fa questo pasto veniva distribuito ai poveri . La sera vi è una solenne processione con il suggestivo simulacro del Santo per le vie del paese.


S. LUCIA (13 dicembre)
 
In Sicilia, nell'anno mille, vi fu una gravissima carestia e proprio il giorno di S. Lucia arrivò a Siracusa una nave carica di frumento. La gente ridotta alla fame per la fretta di mangiare cucinò direttamente il grano.  Da allora per devozione la vigilia di S. Lucia viene preparata la “cuccia” (grano cotto). La sera si porta in processione il simulacro della Santa per le vie del paese.

 

FOLKLORE

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Palazzo Adriano is characterized by various religious feasts due to the coexistence of the two different ethnic groups: the Greek-Albanian and the Latin. The development of the consciousness of the value of the old traditions in these last years has led to a greater belief of several surviving traditions and to the recovery of others  which have faded away. The following table shows the local traditions and feast days  in a chronological order


Epiphany (January 6th) - While in the Latin rite the Epiphany is the worship of Jesus by the Magi, in  the Byzantine rite it commemorates the manifestation of Christ's divinity during his Baptism in the  River Jordan. To celebrate this event, a ceremony takes place in Piazza Umberto I near the octagonal fountain of 1608: the Priest blesses the water of the fountain and a dove (standing for the Holy Spirit) with a red ribbon flies down to the fountain from the bell-tower of the Greek Church. After that, blessed oranges are handed out to everyone.
San Antonio Abate (January 17th)- After the celebration of the Mass in honour of St. Antonio Abate, the simulacrum of the Saint is brought  in front of the secondary entrance of the Greek church. With flowers in his hands , the priest blesses animals, tractors, cars, lorries full of hay and straw and finally the people passing in front of  the Saint's statue.
San Giuseppe (March 19th) - On the night before March 19th, many families  who have received a  special favour, prepare sumptuously tables resembling altars full of different shapes of bread (having the form of a saw, ladder or hammer), “Vucciddati” and “Pani d'i Cena”. There are also fennels, cardoons, broccoli cooked with batter, “barbabecchi” and asparagus. The different shapes and colours  have a religious symbolic meaning. Three people representing  the Holy Family (Jesus, St. Joseph and the Virgin Mary) take part in the meal and the master of the house gives them the above mentioned food.
Easter - At Easter, religious ceremonies are celebrated in both rites. On Friday night before Palm Sunday, Lazzaro's resurrection is recalled in the Greek church. During the night the traditional song recalling Lazzaro's resurrection is sung through the streets of the village. When the procession reaches the part of the village from where one can see the cemetery, the song is  addressed to the dead announcing the resurrection to them. In the Greek-Byzantine rite, Christ's descent to hell is celebrated on the night of Holy Saturday. Before midnight, the clergy and the faithful when entering the dark church with candles find the door closed which symbolizes the closing of hell guarded by demons. Finally, the door is opened, the church lightens up and Christ's Resurrection is announced. As for the Latin rite,  the fire previously  prepared in front of the church is blessed and  the Easter candle is lit. Afterwards, all the faithful light their candles and enter the church where the Resurrection Mass is celebrated. At the end of the mass, both the Latin and the Greek faithful come out of the church and sing respectively the “Angelo della Gloria” and the “Christos anesti” in procession throughout the streets of the village. Those that sing invite the families to join in the joy of the Resurrection and receive eggs, liqueurs and sweets which will be eaten on “venneri d'un crucifisseddu” that is on the first Friday after Easter. On Tuesday after Easter, in Palazzo Adriano like in all Christian East, the Virgin Mary is celebrated who is the nearest figure to Christ's Passion and Resurrection.
May 1st (U Maju). On the night before May 1st, the relatives of the couples who got married  within the year hang on the balcony of the newly married couple a wreath of flowers and leaves which remains until the wind blows it away: the more the wreath hangs, the happier the couple will be.
San Giovanni Battista (24th June). One of the most important animal fair  of the territory takes place on 24th  June. In the afternoon, the “Rottura d'i pignati” is organized in Piazzetta Garibaldi: a folkloristic and picturesque festival in which young men ride on donkeys trying to break some earthenware pots hanging at the finishing line and containing ash, talcum powder, water and rich prizes.
July 31st - August 1st “Trip to the  Mountain Roses and the cuccia festival”.
On the night of July 31st the people of Palazzo Adriano go up the Mountain of Roses (1454 m) and at dawn  they sing looking eastward a nostalgic Albanian song “O e Bukura more”. This song reminds them of their old country of origin: Albania. On the morning of August 1st  the “Cuccia” is given out in Piazza Umberto 1°, as it is the first day of Oriental Lent of the feast of the Madonna Assunta and  reminds them of the arrival of the Albanian refugees in Palazzo Adriano.
August 15th /16th “A Fera” (the Fair). “A Fera” is a very important feast for the village. The Santissimo Crocifisso and the Madonna Assunta are celebrated. On the night of  August 16th , a solemn procession takes place throughout the streets of the village with the simulacra of the Madonna delle Grazie, San Nicola (patron saint of the village) and the Santissimo Crocifisso. On the same day, an important animal fair takes place. The red Skanderbeg flag with a two- headed eagle in the middle is raised on the bell-tower of the Greek church on these days.
San Giuseppe (first Sunday of September). The feast of St. Giuseppe is celebrated on the first Sunday of September. This is the main feast of Latin rite. An important  table full  of egg-greased bread is laid in the parvis of the church of Santa Maria del Lume. Outside the church, a solemn mass is celebrated. At the end, the bread is blessed and given out to the people. In the evening, a solemn procession with the simulacrum of St. Giuseppe and the Madonna del Carmelo takes place throughout the streets of the village.
San Martino (November 11th). According to the tradition, on this feast day  which recalls the ancient Illyrian soldier Saint Martin, relatives and friends furnish the house of the newly married couple. Once they used to  provide also  the food necessary for one year. This splendid tradition of Balkan origin, which is one of the many important ways of social solidarity,  survives only in Palazzo Adriano. During this autumn morning, children parade throughout the streets carrying baskets and trays adorned with embroidered table-cloths and containing presents and sweets, in particular the “panuzzi di S.Martino”. The bridegroom's parents usually give “u quadaruni” while the bride's  “a bracera”.